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1938 Le leggi antiebraiche dell’Italia fascista

di Sara Berger e Marcello Pezzetti

Internamento

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania. Si radicalizzò ancor più anche la normativa persecutoria, a partire da quella relativa agli ebrei stranieri, che il fascismo già da tempo intendeva eliminare dal territorio italiano: nel 1938 era stato infatti decretato l’allontanamento dalla penisola di coloro che vi avevano stabilito la residenza posteriormente al 1918.

Sempre nel mese di giugno il regime stabilì che gli ebrei provenienti da “Stati con legislazione antisemita”, così come quelli trasferiti nella penisola da altri territori del Mediterraneo sotto controllo italiano, fossero rinchiusi in campi di internamento o obbligati a risiedere in comuni appositamente indicati. Si trattò di luoghi di prigionia privi di violenze fisiche le cui condizioni non possono essere paragonate a quelle delle strutture concentrazionarie del Reich. Questi furono istituiti spesso in strutture già esistenti, come monasteri abbandonati; in alcuni casi furono edificate strutture concentrazionarie ex-novo, come a Tarsia, in Calabria, dove venne istituito il più grande dei campi d’internamento, Ferramonti. Qui, nel settembre 1943, quando gli inglesi raggiunsero il campo si trovavano oltre 2.000 persone, tra cui circa 1.500 ebrei.

Vennero assoggettati all’internamento anche gli ebrei italiani classificati di “reale pericolosità” per l’ordine pubblico, in totale oltre 400.

Anche a Rodi fu istituito un campo di internamento, chiamato “San Giovanni”, dove nell’ottobre del 1940 furono internati i 500 ebrei stranieri naufraghi della nave “Pentcho”, fino al loro trasferimento nel 1942 nel campo di Ferramonti.

In Libia, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, iniziarono gli internamenti degli ebrei stranieri nei campi di concentramento di Tagiura, Buerat El Hsun, Hun; dal gennaio del 1942 vennero espulsi in Tunisia o deportati in Italia. Per gli ebrei della Cirenaica, dopo la riconquista italiana del 1942, si aprirono le porte dei campi di Giado e Jefren. Giado si caratterizzò per le terribili condizioni di vita che produssero un alto tasso di mortalità, causato in particolare dalla diffusione di un’epidemia di tifo.

 

01 Duce

01 Duce

26 maggio 1940. A pochi giorni dall’entrata in guerra dell’Italia, il sottosegretario dell’Interno, Guido Buffarini Guidi (1895-1945), informa il capo della polizia che Mussolini, "in caso di guerra", vuole che vengano istituiti campi di concentramento per gli ebrei....

02 Mappa

02 Mappa

I principali campi di internamento con presenza di ebrei tra il 1940 e il 1943.

03 Ferramonti

03 Ferramonti

Campo di internamento di Ferramonti, inverno 1940-1941. Collezione Spartaco Capogreco, Cosenza

04 Ferramonti

04 Ferramonti

Campo di internamento di Ferramonti, 1942. Collezione Spartaco Capogreco, Cosenza

05 Ferramonti

05 Ferramonti

Campo di internamento di Ferramonti, settembre 1940. Bambini e giovani ebrei internati. United States Holocaust Memorial Museum, Washington

06 Ferramonti Kalk

06 Ferramonti Kalk

Campo di internamento di Ferramonti. Immagini con didascalie originali provenienti da un album di Israel Kalk, promotore della Mensa dei bambini. Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano

07 Ferramonti Mappa

07 Ferramonti Mappa

Planimetria del campo di internamento di Ferramonti, agosto 1942. Archivio Centrale dello Stato, Roma

08 Ferramonti disegni

08 Ferramonti disegni

Ferramonti. I disegni realizzati da bambini ebrei internati nel campo rispecchiano il loro vissuto, tra sogni e realtà. Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano

09 Ferramonti cultura

09 Ferramonti cultura

Campo di internamento di Ferramonti, 1942, programmi degli eventi culturali. Gli internati cercano di rendere più sopportabile il soggiorno nel campo organizzando, anche per i bambini, concerti e attività culturali, come quelle per la festa di Chanukkah. Fondazione...

10 Casoli

10 Casoli

Casoli (Chieti), luglio 1940. Gli ebrei stranieri internati provenienti da Trieste. Archivio privato Rosetta Weintraub / John Hoenig

11 Spritzman (1)

11 Spritzman (1)

Nella foto: l’ingegnere Simone Samuele Spritzman (1904-1982) nel giugno 1945 a Budapest. Originario della Bessarabia russa, Spritzman si trasferisce in Italia nel 1923. Nell’aprile del 1939 viene licenziato dalla Magneti Marelli di Milano e nel giugno 1940 è...

11 Spritzman (2)

11 Spritzman (2)

Disegno realizzato da Simone Samuele Spritzman con le tappe del percorso della sua persecuzione. Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Parma

12 Scheda

12 Scheda

Direzione generale di Pubblica Sicurezza. Scheda dell’"ex impiegato comunale" Renato Castelfranchi (1878-1944), socialista ferrarese. Internato ad Apecchio (Pesaro) dal 1940 al luglio 1943, è di nuovo arrestato dopo l’uccisione del federale di Ferrara. Verrà deportato...

13 Davide Della Seta

13 Davide Della Seta

Il commerciante David Della Seta (1897-1965), seduto sulla destra col bastone in mano. Foto scattata il 27 luglio 1940 ad Accettura (Matera), dove Della Seta era stato confinato in quanto antifascista. Fondazione Museo della Shoah, Roma Fondo Carla Paola Della Seta

14 Libici

14 Libici

Libia, gennaio 1942. Ha inizio lo sgombero degli stranieri dal paese. 400 ebrei libici di nazionalità britannica vengono deportati in Italia e internati in campi come Civitella del Tronto, Civitella Val di Chiana, Bagno a Ripoli. Nel 1944 centinaia di loro saranno...

 

I sopravvissuti di Auschwitz testimoniano le misure di internamento subite.

Nel giugno del 1940, dopo lo scoppio della guerra, ci fu una grande retata di tutti quelli considerati antifascisti. Naturalmente tutti gli ebrei. Mi ricordo che papà fu prima associato nelle prigioni a Fiume, e poi fu internato a Campagna. Mamma annualmente aveva il permesso di andare giù. (Luigi Sagi, Fiume)[1]

 

Mio padre è stato mandato nel Sud d’Italia. C’è rimasto fino alla fine. L’abbiamo rivisto dopo la guerra. Si è salvato perché era lì. (Elena Kugler, Fiume)[2]

 

Nino Contini parla nel suo diario del confino alle isole Tremiti.

Chi conosco delle persone che mi circondano? Di questa strana umanità con la quale spero che non avrò più occasioni di incontrarmi? Cosa capisco dei loro animi? […] E non ho voglia di intravedere discorsi seri; anche per paura di esser tratto a esprimere giudizi personali, per il che ci vorrebbero delle opinioni che non ho. Domandare a ciascuno la sua opinione sulle leggi razziali; forse il risultato sarebbe diverso da quello che mi attendo a priori.[3]

 

In una lettera del 26 giugno 1940, Ernst Bernhard racconta a sua cugina Dora com’è la vita nel campo di internamento di Ferramonti di Tarsia.

Dormiamo tutti in una baracca che è ancora in costruzione. Ma si vede di ora in ora progressi. Abbiamo una cantina, nella quale possiamo avere tutto quello che abbiamo bisogno per mangiare in stile di campo (pane, marmellata, salame, formaggio, uova, scatole, etc), per me già troppo – come tu sai. Mangio insieme con tre colleghi, compriamo insieme etc., una vita che ben conosco dal sport e dal guerra. In fondo sono naturalmente solo, ma del tutto o appunto per ciò contento. Accettare la situazione, accomodarsi etc. Non facile: Le differenze che sono date in un gregge (censura) intensamente, la differenza di cultura. (censura)[4]

 

Rosemarie Wildi-Benedict parla dell’internamento di suo padre, prelevato a Fiume nel 1940.

17 giugno 1940, ore 4,30 del mattino. Alcuni militi fascisti vengono a “prendere” mio padre. Uno lo conosce, era un suo operaio: è sinceramente spiacente, si scusa. Anche mio zio Aladar Docsi viene “preso”. Un centinaio (o più) di ebrei fiumani vengono rinchiusi nella scuola di Torretta, 40-45 per aula! Alcuni, fra cui mio padre, vengono rilasciati dopo una decina di giorni (per mio padre erano stati alcuni suoi ex-dipendenti a chiederne il rilascio!), altri inviati in Calabria, in un campo di internamento, a Ferramonti. Mio zio è tra questi (è la prima tappa di un lungo percorso che lo porterà nella camera a gas di Auschwitz).[5]

 

17 giugno 1943. Israel Kalk, presidente della „Mensa dei bambini“, chiede alla Croce Rossa Italiana aiuti per gli ebrei internati.

Avendo ora concluso un lungo giro […] attraverso i vari campi di concentramento e le diverse località di confino libero nelle più remote province ho avuto agio di conoscere in via diretta il problema in tutta la sua complessità e di toccare con mano tutta la sua gravità, poiché le visite effettuate mi hanno offerto il modo di farmi un’idea chiara sullo stato d’animo e sulle condizioni di spirito degli internati, mi hanno dato la possibilità di studiare bene la loro situazione economica e materiale e mi hanno permesso di rendermi esatto conto dei loro bisogni e delle loro necessità.

Desidero anzitutto permettere e con la più grande soddisfazione dia vere potuto personalmente constatare che gli ebrei profughi come del resto gli internati in genere stanno bene e vengono trattati – sia dalle Autorità e sia dalla popolazione – con la massima umanità.

A differenza degli altri internati, gli ebrei profughi si trovano però nella disgraziata condizione di non avere nessuna tutela consolare, nessun patrocinio da parte della Croce Rossa del paese di origine e nessuna possibilità di soccorsi da parte delle rispettive famiglie. […] La maggior parte degli internati è inoltre assai male equipaggiata con vestiario e molti non hanno altri indumenti all’infuori di quelli logori ed oramai inservibili che hanno addosso a ciò. […]

In relazione a questa particolare e difficile situazione degli internati la nostra istituzione […] ha esteso la sua attività anche ai campi di concentramento ed alle località di confino libero realizzando tra l’altro negli anni 1941 e 1942 diverse campagne di vestiario fornendo a tutti quanti i bambini e minorenni indipendentemente dal paesi di provenienza e dalla località di internamento gli indumenti invernali ed estivi loro occorrenti.

Un trattamento particolare abbiamo riservato al campo di concentramento Ferramonti Tarsia (Cosenza), dove si trovano circa 1.500 ebrei di tutte le condizioni ei di tutte le età, provenienti dai più avariati paesi europei, e la maggior parte in condizione di estrema indigenza (tra di essi vi sono anche 500 naufraghi salvati dalla R. Marina che hanno perso durante il naufragio tutti i loro bagagli e gli affetti personali). Qui la ns. Opera ha predisposto una serie di previdenza di carattere economico, sanitario, igienico, scolastico, culturale, ricreativo, sportivo, ecc. […]

Scarto l’eventualità di rivolgermi alle Autorità Governative […]. Anche l’altra eventualità di procurarmi la somma necessario presso le Comunità Israelitiche od i singoli ebrei italiani notoriamente facoltosi purtroppo non è destinata ad avere successo e ciò principalmente [per la] vigente legislazione razziale […]. Resta quindi di tentare la terza eventualità, quella cioè di interessare alla cosa un ente italiano noto per le sue tradizioni umanitarie e benemerito per le sue manifestazioni filantropiche com’è il caso della Croce rossa Italiana, istituzione che mi sembra la più competente per trattare un problema come quello prospettato.[6]

[1] Marcello Pezzetti, Il libro della Shoah italiana, Torino, Einaudi, 2009, p. 45.

[2] Marcello Pezzetti, ibidem, p. 45.

[3] Bruno Contini / Leo Contini, Nino Contini (1906-1944). Quel ragazzo in gamba di nostro padre. Diari dal confino e da Napoli liberata, Firenze, Giuntina, 2012, p. 138.

[4] Ernst Bernhard, Lettere a Dora dal campo di internamento di Ferramonti, Torino, Nino Aragni, 2011, p. 5.

[5] Rosemarie Wildi-Benedict, Rosemarie. Piccole Memorie 1938-1950, a cura di Gianni Martini, Cuneo, Primalpe, 1999, p. 26.

[6] Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), Fondo Kalk, busta 6, fasc.92, Richieste di Kalk all’estero e in patria.

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