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1938 Le leggi antiebraiche dell’Italia fascista

di Sara Berger e Marcello Pezzetti
  1. Le leggi antiebraiche dell’Italia fascista

a cura di Sara Berger e Marcello Pezzetti

 

Gli ebrei risiedono sul territorio italiano da oltre duemila anni. La loro storia è caratterizzata dal complesso rapporto con i rappresentanti della religione che divenne dominante: il cristianesimo. Per secoli le condizioni della loro presenza si rivelarono difficili, perché più volte condizionate da discriminazioni, espulsioni e ghettizzazioni. Nel corso del Risorgimento raggiunsero la parità dei diritti ed entrarono finalmente a far parte della storia nazionale da uguali, apportando la propria ricchezza di fermenti e contraddizioni sociali, culturali ed economici.

Durante la Prima guerra mondiale essi dimostrarono una totale lealtà nei confronti della nazione.

La nascita del fascismo e il suo consolidamento non suscitarono particolare preoccupazione nel mondo ebraico, la cui condotta, anzi, si caratterizzò generalmente per un patriottico consenso, come quella degli altri italiani. Del resto per molti anni il fascismo non si mostrò antisemita e non introdusse norme antiebraiche. La situazione mutò a partire dalla metà degli anni ’30, con la comparsa del razzismo antinero, in occasione della campagna per la conquista dell’Etiopia, e con l’avvicinamento dell’Italia fascista alle posizioni della Germania nazista, con la quale nel 1936 giunse a un trattato d’amicizia chiamato in seguito da Mussolini l’“asse Roma – Berlino”. Oltre alla riproposizione del tradizionale antigiudaismo, un’intensa azione propagandistica antiebraica diffuse nel Paese la nuova impostazione razzistico-biologica già in atto all’interno del Reich tedesco. Tale politica si concretizzò nel 1938 con la promulgazione di una legislazione antiebraica, così come stava avvenendo nello stesso periodo in altri paesi della “civile” Europa.

Il percorso espositivo che qui proponiamo racconta la storia tragica della legislazione antiebraica fascista, dalla sua preparazione attraverso una biennale campagna propagandistica all’ideazione e realizzazione della schedatura della popolazione ebraica presente sul territorio nazionale attraverso un censimento su basi razziste (nel corso del quale si dichiararono ebrei 46.656 persone, ovvero l’1,1 per mille della popolazione complessiva); dai primi decreti-legge antiebraici “per la difesa della razza”, che colpirono il mondo della scuola, delle università e gli ebrei stranieri, alla comparsa, il 17 novembre 1938, del corpus più consistente dei provvedimenti controfirmati da Vittorio Emanuele III. Senza dimenticare l’estensione di tale legislazione ai possedimenti del Dodecaneso e alla Libia.

Grande spazio è riservato all’applicazione delle leggi, in particolare nei settori del lavoro, dell’istruzione e della cultura, così come all’internamento e al lavoro coatto. Viene presa in considerazione anche la reazione a tutto ciò, sia da parte delle vittime, gli ebrei, sia dell’opinione pubblica non ebraica. Il percorso si conclude con le tragiche conseguenze prodotte dalla legislazione antiebraica nel periodo tra il 1943 e il 1945.

Si tratta dell’esposizione di una delle pagine più vergognose della storia d’Italia, ovvero del momento in cui questo Paese, autodefinitosi “ariano”, mise a disposizione tutte le sue risorse per escludere dal mondo del lavoro, della scuola, dalla vita pubblica una parte rigogliosa di sé, quella di “origini ebraiche”, in base a criteri razzistico-biologici, assolutamente pseudo-scientifici.

È la storia della trasformazione, avvenuta durante il Ventennio fascista, dell’Italia in uno Stato antisemita.

È la storia di una ferita che, in parte, è rimasta ancora aperta.

 

CITAZIONE

“Io sono andato via dall’Italia perché… avrebbe dovuto chiedermi scusa. Non l’ha fatto. Mai.

Nessuno m’ha chiesto scusa, non l’ho mai visto in nessun giornale.

L’Italia non mi ha protetto, anzi mi ha perseguitato, per tanto tempo. Non in maniera tedesca, ma mi ha sempre perseguitato. Io ero un cittadino di serie b, c, d, z.
Oggi troppa acqua è passata sotto i ponti perché qualcuno mi chieda scusa per quello che è successo.

Non posso sentirmi del tutto italiano, perché m’hanno detto per tutti questi anni che sono ebreo. Non sono italiano, sono ebreo.”

(Martino Godelli)